
I giudici della Corte di Appello di Palermo hanno rigettato la richiesta di scarcerazione dell’ex avvocato di Canicattì, Angela Porcello che, attraverso il suo legale, l’avvocato Giuseppe Scozzari, chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, con l’applicazione del braccialetto elettronico, nella sua casa di Naro o anche fuori la Sicilia. Le esigenze cautelari non sono attenuate: questa la motivazione. L’ex penalista è stata condannata a 9 anni, 1 mese e 23 giorni di reclusione al processo scaturito dalla maxi inchiesta “Xydi”, condotta sul campo dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Agrigento, e coordinata dalla Dda di Palermo, che ha colpito, in particolare, il mandamento di Canicattì, che si sarebbe riorganizzato attorno all’anziano capomafia Calogero “Lillo“ Di Caro, al boss Giancarlo Buggea e appunto all’ex compagna di quest’ultimo l’ex avvocato Porcello. La donna è in carcere da quattro anni con l’accusa di essere stata un’esponente di primo piano della famiglia mafiosa canicattinese. La sua affiliazione sarebbe sorta per effetto della relazione sentimentale con l’imprenditore Buggea. La Corte di Appello ha ritenuto ancora sussistenti le esigenze cautelari. La difesa aveva avanzato la richiesta alla luce di un percorso di dissociamento maturato nel tempo ma anche all’esclusione del ruolo di promotore, riconosciuto nel processo di secondo grado, dell’associazione mafiosa.