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Narcotraffico: Indagati due agrigentini. Fatta luce su sequestro di 30 chili di cocaina

Due gli agrigentini coinvolti tra le 85 persone, 45 delle quali raggiunte da misure cautelari (30 in carcere, 12 ai domiciliari e 3 obblighi di dimora), nella maxi operazione della Polizia di Stato e della Procura di Brescia, che ha smantellato due gruppi accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, importate dal Sudamerica, dal Marocco e dall’Olanda e distribuite dalla provincia di Brescia su tutto il territorio nazionale. Tra i gruppi di riferimento di Cosa nostra, secondo le indagini, c’era anche la famiglia mafiosa di Villaseta. Notificata la misura di custodia cautelare al boss del clan di Agrigento e Villaseta, Pietro Capraro, 40 anni, già arrestato in due blitz condotti dai carabinieri di Agrigento e Palermo e attualmente detenuto in carcere. Il capomafia, in questa vicenda, è accusato di aver acquistato un ingente carico di cocaina e ben 36 chili di hashish da due narcos calabresi. L’altro agrigentino non raggiunto da alcuna misura cautelare, indagato a piede libero, è Giuseppe Neri, 44 anni, di Realmonte, arrestato il 22 maggio del 2023 ad Agrigento, dai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, che lo fermarono in via Salvatore Scifo, tra il Quadrivio Spinasanta e Fondacazzo, al volante della sua Renault Twingo carica di cocaina del peso complessivo di 30 chilogrammi, che opportunamente “tagliata” avrebbe fruttato al mercato al dettaglio dai 7 ai 10 milioni di euro. I panetti di polvere bianca erano stati opportunamente sigillati e cosparsi di caffè e detersivo per confondere eventuali controlli delle forze dell’ordine e dei reparti cinofili. A distanza di quasi due anni la maxi inchiesta sul narcotraffico partita da Brescia, ha svelato che quel blitz, com’era abbastanza prevedibile, rientrava in un’attività d’indagine ben più ampia. Giuseppe Neri, quella notte, come documentato dagli agenti, si era incontrato in una stazione di servizio sulla Statale 640 con Gennaro Gargarelli (finito ai domiciliari), ritenuto un “corriere” della droga dell’associazione criminale, per conto di Alfonso Mercurio, di Marano, considerato un trafficante di droga di spicco. Gargarelli avrebbe consegnato i panetti di cocaina nelle mani del realmontino, che in cambio avrebbe pagato un acconto di 150 mila euro.

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