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On. Ida Carmina: Agrigento Capitale della Cultura 2025 a rischio flop

On. Ida Carmina M5S:“Agrigento Capitale della Cultura 2025: a meno di un anno si rischia di sprecare un’occasione unica con misere guerre di bottega e ritardi . Non è che rappresenta il piatto di lenticchie per comprare il silenzio dei politici nostrani che tacciono rispetto alla messa in pericolo del Patrimonio UNESCO con la realizzazione di un rigassificatore ai piedi della Valle dei Templi? “  

 L’On. Ida Carmina, deputato del M5S, interviene su Agrigento Capitale della Cultura 2025, esprimendo forti preoccupazioni per i ritardi e il mancato avvio della macchina organizzativa, a distanza di 9 mesi dalla straordinaria vittoria momento di speranza per la rinascita di Agrigento e la sua provincia perché proseguendo così si corre il rischio di sprecare un’occasione unica per il nostro territorio. Infatti ho partecipato con entusiasmo il 31 marzo scorso per questo grande riconoscimento, manifestandolo apertamente. Agrigento Capitale della Cultura 2025 con Lampedusa e tutti gli altri comuni inclusi in questo progetto almeno per tabulas. Un progetto che in prospettiva si palesava innovativo, di rilancio economico e turistico e di speranza per i cittadini e che, però, va realizzato nei modi e nei tempi giusti. Invece a distanza di 10 mesi e ormai a meno di un anno dall’inizio dell’evento parafrasandro Flaiano: “Ad Agrigento la situazione organizzativa è molto grave ed è molto seria”. Non possiamo permetterci una figuraccia internazionale a cui rischiamo di andare incontro per via di questa incomprensibile dilatazione dei tempi con annessi ritardi: non pare ancora essere stata individuata una guida definita nella macchina organizzativa ed ancora manca il voto del nuovo Statuto della Fondazione da parte degli altri soci fondatori. Non vorremmo che si fossero innescati personalismi, ed i soliti tira e molla della politica, come se invece che un’opportunità per il territorio si tratti di una torta che non si riesce a spartire. Nulla si sa dei 44 progetti di cui 17 internazionali da porre in essere. Intanto la clessidra scorre impietosa e ad oggi il serio rischio di flop appare dietro l’angolo. E non ce lo possiamo permettere. Finora le beghe politiche si sono dimostrate un freno, l’Agrigentocentrismo non ha creato le giuste condivisioni, quell’armonia vergata nel progetto vincente e la squadra che ha lavorato alla vittoria sembra si sia liquefatta. Da parlamentare e da già Sindaco di Porto Empedocle invito tutti i soggetti interessati ad attivarsi ed a dare concretezza ai progetti. Gli slogan non incantano più nessuno. Si è vista la corsa di alcuni parlamentari regionali a mettere bandierine sull’arrivo di un contributo di 10 milioni di euro da parte della Regione Siciliana che ora sono stati tagliati a metà dell’importo e sono scesi a 5 milioni, sperando che queste risorse arrivino veramente. Occorre far partire senza ulteriori ritardi la macchina organizzativa: lo Statuto non è stato approvato dagli altri importanti soci fondatori, vedi il Comune di Lampedusa e l’Ecua. Io non vorrei il motivo fosse legato alla solita guerra di spartizione di poltrone e primazie che altre ai ritardi sul cronoprogramma, sarebbero di danno per Agrigento e gli agrigentini. Intendo chiedere un incontro ufficiale ai soci fondatori per avere dovuti chiarimenti e spiegazioni su tutta la vicenda legata ad una vera occasione di sviluppo del territorio agrigentino, risorsa economica e culturale per una intera provincia che anche dagli ultimi dati di diversi soggetti è relegata in coda alla classifica per reddito pro-capite e qualità della vita. Certamente la straordinaria ricchezza culturale di Agrigento e le sue potenzialità verrebbero compromesse in modo irreversibile dalla realizzazione di un economostro, quale l’enorme rigassificatore previsto a Porto Empedocle che vedrebbe il nostro territorio destinato a diventare ancor peggio di Gela, Priolo, Augusta con uno sviluppo da industria pesante pericolosa ed inquinante. Da Capitale della Cultura a devastazione industriale, il passo con il predatore Governo Meloni appare breve. Nel silenzio dei complici.

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